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Molise 17/136 – Mirabello Sannitico

1688. Uno dei tanti terremoti che costellano la nostra storia ha raso al suolo anche Mirabello; zero morti: era giugno e l’intera popolazione era a lavorare nei campi.

Si scende da Ferrazzano e a 600 m s.l.m. si incontra Mirabello Sannitico, 2100 abitanti. Montagnole più basse quindi, senza panorami mozzafiato, meno appariscenti, ma non per questo meno “luminose”. Il 22 aprile, la sera prima della festa patronale, vengono accesi falò (le “lauree”) pressoché ovunque in paese e su colle San Giorgio, e Mirabello si mette in mostra, diventa sì bello e da ammirare.



Non che non lo sia già, per carità: è un paesotto semplice, con una bella piazzetta piena di gente col vestito della domenica e la Forst di mezzogiorno a ciarlare davanti al Bar di Sotto mentre ci squadra dalla testa ai piedi. Poi c’è il bel portale del settecentesco palazzo Spicciati, la parte vecchia con tutte queste scalinate parallele, strettissime, ripidissime, lunghissime… E c’è una bella rassegna annuale, Arte In Strada.

Poi di Mirabello era Francesco De Feo, patriota italiano, colui che innalzò il tricolore a Campobasso, colui che guidò la Prima Legione Sannitica (che roba) nella decisiva vittoria del Macerone (presso Isernia) contro i borbonici, colui che si oppose ai metodi piemontesi di repressione del brigantaggio – a chiacchiere perlomeno, dato che lo represse eccome.



Tolto De Feo, mancano, ecco, tracce del passato. Certo, ci si è messo pure il terremoto: oltre a quello già citato, moltissimi altri, come quello tremendo del 1805 in cui 300 dei 6000 morti molisani erano di qui. Terremoto in cui fu anche seriamente danneggiata l’antica chiesa dell’Assunta, che sicuramente esisteva nel Duecento ma che oggi appare, carina, in cima a una salitella, in una veste quasi tutta ottocentesca. E manco a di’ che abbiano fatto scavi archeologici: la vulgata desanctissiana, la stessa che vedeva in Ferrazzano Ferentinum, vede in Mirabello l’antica Ruffirium, roccaforte difensiva pentra che i Romani stessi chiamarono Mirum Bellum, ma non regge manco un po’.



L’appellativo “Sannitico”, dato di recente per distinguerla dagli omonimi, non riguarda le origini del paese, le quali sono piuttosto da ricercare in età longobarda e in stretta correlazione alla vita nei campi rigorosamente organizzata dai benedettini radicati nel territorio. Terre fertili, montagne rese meno aspre dal torrente Tappino, quindi ghiotte per genti vicine e barbare. L’incastellamento era la logica conseguenza.



E poi c’è quella volta che non le mura ma l’intervento divino difese Mirabello. La storia di San Giorgio patrono del paese è ‘na cosa pazzesca. Gustatevi la metafora: le difese mirabellesi sul Tappino hanno ormai ceduto, e un esercito di nemici è pronto ad assediare il paese; ma ecco che un cavaliere misterioso spunta all’orizzonte, in cima a uno dei colli limitrofi e trasforma le viti dei mirabellesi in un esercito vittorioso. La battaglia finisce, il vigneto bellico torna a essere vigneto e basta, e del cavaliere nessuna traccia.

O meglio sì: in cima al colle, era comparsa una statua di San Giorgio, cavaliere intento ad infilzare il demonio. C’hanno costruito una cappelletta attorno, e ancora oggi è proibito spostare da lì la statua del santo per la processione: ogni volta che c’hanno provato, sciagure, fulmini e tempeste. Purtroppo però non ci siamo arrivati sul colle per vedere la chiesetta. Mea culpa, e culpa anche dello stomaco che borbottava. Casa.



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